lunedì 21 maggio 2012

Crisi e ricomposizione: operatori sociali, insegnanti, studenti e genitori a Torino




C'è molto da lavorare ma si è iniziato a fare.
Anche se i movimenti ci hanno insegnato a non confidare sulla loro linearità, alcune riflessioni si possono però tentare e proporre.
Sicuramente uno dei dati che si possono trarre dalle iniziative di lotta portate avanti in questi mesi dagli Operatori Sociali Non Dormienti torinesi (sigla che ha messo insieme lavoratori di diversi settori  dell'ambito cooperativo, fucina di precariato gestita dal PD), a cui si sono uniti il Comitato Genitori degli Asili ed il Comitato Zero-Sei delle maestre (portando avanti istanze diverse ma unitariamente in quanto tutte riferite alle politiche di austerità e tagli della giunta comunale e regionale), è la collisione netta dei soggetti sociali sul piano politico e salariale con il meccanismo ed i soggetti della rappresentanza.
La fuoriuscita dalle organizzazioni storiche dell'intermediazione sindacale e politica ha aperto a dinamiche dirette di partecipazione e di costruzione di conflitto, in poche parole all'autorganizzazione.
Se Marx vedeva la classe operaia come diretto prodotto, serpe tenuta in seno, del capitalismo che partorisce le forze che provvederanno alla sua abolizione, questo non può essere che il frutto avvelenato   di questo capitalismo, di questa crisi, di questa classe politica e del sistema su cui si poggia.
La ricomposizione di soggetti sociali che spontaneamente si uniscono, producono senso, coscienza collettiva, forza condivisa, nell'attuale deserto sociale ed umano che produce suicidi, possono diventare l'elemento deflagrante se non di rivoluzioni almeno di grossi sommovimenti.
I segnali ci sono, la rivolta delle soggettività studentesche il 14 dicembre 2010 a Roma, a livello locale, il percorso che ha portato il primo maggio il sindaco Piero Fassino al palco sindacale, protetto dalla polizia, è stata una Via Crucis di fischi e contestazioni con gogna finale in piazza.
Il sistema, e la sua credibilità, non regge più nemmeno le più piccole rivendicazioni e mobilita le forze del "monopolio legittimo dell'uso della violenza" per tenere insieme il terreno franoso su cui sta traballando.
Ma tornando a noi, gli studenti a cui i tagli della riforma Gelmini hanno sottratto pezzi ampi di welfare, si sono riappropriati di almeno di uno di essi, rivendicando il loro diritto all'abitare occupando lo studentato di Via Verdi, ed hanno dato manforte anche agli operatori sociali.
Verrebbe da citare la frase dello scrittore Erri De Luca "quando azzardano le educande il paese è prossimo all'incandescenza", se non fosse che pensando alle compagne dell'università, il termine "educanda" suona paternalistico e maschilista, e che il "paese sia prossimo all'incandescenza" rischia di portarci ad un errore di miopia.
Siamo in Italia, nel mezzo dell'Europa e del Mediterraneo, ed i venti di tempesta soffiano da Francoforte a Il Cairo, da Atene a Madrid fino a Lisbona.
Il sentore quindi è quello di trovarsi ad un punto di svolta, il momento è importante, soggetti sociali simili a quelli torinesi si stanno muovendo, l'eccedenza ribolle, il tentativo di estendere ed organizzare la ricomposizione a livello transnazionale, oltre che locale, penso sia un terreno su cui si possa e si debba lavorare.
Abbiamo iniziato a fare, facciamolo bene! 

"Grande è la confusione sotto al cielo. Quindi la situazione è eccellente" (Mao Tze Tung).


























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