Le
parole scorrono, danno spunti, battono il tempo, sorreggono come una musica,
accompagnano nei ricordi, conducono la mente.
Riemergono,
trascinate dall’onda verbale, le immagini di amori e lotte, sempre di
paripasso, di fiducie che correvano veloci tra ragazzi di strada, scandite dal
tempo e dalle volte delle cariche della polizia, dagli stessi sassi raccolti,
dalle spalle coperte.
Si
cerca ora di ritrovare il proprio ruolo in questa trama, la propria posizione
in questo gioco, il senso che lega i frame già passati dal proiettore a quelli
che gli sono davanti e che stanno per passare, tentando di indovinare non tanto
il finale, ma quanto basta delle scene successive.
Non
so se sia tra queste montagne, sulla zolla che fa da perno al corpo che
resiste, o tra altre selve, tra altre lingue e visi.
Rimane
per ora solo la certezza che, ovunque sia, le radici non saranno tradite, ben
aggrappate dentro e contro.
Piace pensare, che questi pensieri,
abbiano attraversato, in quella piccola piazza, due sguardi che si sono
incrociati.
Molti
scrittori ed editori, “lavoratori dell’immaginario” si sono incontrati a
Bussoleno, e sotto le reti del cantiere della Tav, leggendo brani di appoggio
alla lotta della Valle che resiste. No Tav!














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