Sui fatti non mi dilungherò perché già noti e perché già ben descritti: al salone del libro di Torino, il 10 maggio 2012, a fronte di un tentativo di partecipazione degli studenti universitari accreditati, alla conferenza "Avere vent'anni in Italia: grande prospettiva o misera possibilità" con la presenza del ministro Profumo, è stato impedito l'ingresso da polizia e carabinieri a suon di cariche e manganellate.
Questo il fatto, tanto per ribadire la sempre ulteriore restrizione degli spazi di agibilità politica imposta dalla crisi e dai suoi amministratori.
Quello di cui invece vorrei parlare è altro, sensazioni e pensieri personali legati alla mutevolezza dell'immagine, della bellezza ed ai connotati e agli sguardi diversi che si incontrano puntando un obiettivo fotografico verso chi si guarda, sempre con un sentimento di grande empatia e partecipazione, ma con cui si percepisce avere comunque una distanza, in questo caso esclusivamente anagrafica.
Per quelli come il sottoscritto, nati sul finire degli anni '70, cresciuti all'ombra della centralità operaia e della fabbrica nella vita quotidiana di una piccola provincia, con il monolite culturale e sociale scadente del PCI, venuti sù con il senso di sconfitta di una classe operaia oramai in disfacimento, che hanno vissuto lo smarrimento della perdita delle vecchie categorie e la fatica della costruzione delle nuove, e che dopo il deserto conflittuale della seconda metà degli anni '90 hanno avuto il battesimo del fuoco nelle mischie delle torride giornate del G8 di Genova del 2001, bè guardare questi nuovi sguardi può o dovrebbe suscitare interrogativi e curiosità.
Difficile ed inutile sarebbe cercare qui una forzata discontinuità "generazionale", ma sicuramente in questa primavera torinese, iniziata con le cariche del 1° maggio, in questi sguardi nuovi mi è sembrato esserci poco o nulla dei nostri residui novecenteschi, c'è invece la freschezza della caduta delle mediazioni della rappresentanza istituzionale e la consapevolezza di ciò. La crisi definisce il loro orizzonte, la loro irrapresentabilità, la loro eccedenza. La linea è stata tirata, il solco arato, il campo di battaglia è definito, la contrapposizione è netta e le fila non potranno che ingrossarsi.
Non sperino gli inconsistenti politici nostrani di rinchiuderli in schemi del secolo passato.
Forse qualcuno di loro ha saputo di noi con il film Diaz di Daniele Vicari, ma ciò che rimane addosso, oltre ai comuni segni dei Tonfa, è vedere il coraggio, la freschezza e la leggerezza, riconoscere con un pò d'amarezza che le ultime due ci appartengono forse più poco, scoprire una bellezza dai particolari diversi dai nostri, ed infine riconoscerli come proprio specchio per scoprirsi una piccola ruga.
Questo il fatto, tanto per ribadire la sempre ulteriore restrizione degli spazi di agibilità politica imposta dalla crisi e dai suoi amministratori.
Quello di cui invece vorrei parlare è altro, sensazioni e pensieri personali legati alla mutevolezza dell'immagine, della bellezza ed ai connotati e agli sguardi diversi che si incontrano puntando un obiettivo fotografico verso chi si guarda, sempre con un sentimento di grande empatia e partecipazione, ma con cui si percepisce avere comunque una distanza, in questo caso esclusivamente anagrafica.
Per quelli come il sottoscritto, nati sul finire degli anni '70, cresciuti all'ombra della centralità operaia e della fabbrica nella vita quotidiana di una piccola provincia, con il monolite culturale e sociale scadente del PCI, venuti sù con il senso di sconfitta di una classe operaia oramai in disfacimento, che hanno vissuto lo smarrimento della perdita delle vecchie categorie e la fatica della costruzione delle nuove, e che dopo il deserto conflittuale della seconda metà degli anni '90 hanno avuto il battesimo del fuoco nelle mischie delle torride giornate del G8 di Genova del 2001, bè guardare questi nuovi sguardi può o dovrebbe suscitare interrogativi e curiosità.
Difficile ed inutile sarebbe cercare qui una forzata discontinuità "generazionale", ma sicuramente in questa primavera torinese, iniziata con le cariche del 1° maggio, in questi sguardi nuovi mi è sembrato esserci poco o nulla dei nostri residui novecenteschi, c'è invece la freschezza della caduta delle mediazioni della rappresentanza istituzionale e la consapevolezza di ciò. La crisi definisce il loro orizzonte, la loro irrapresentabilità, la loro eccedenza. La linea è stata tirata, il solco arato, il campo di battaglia è definito, la contrapposizione è netta e le fila non potranno che ingrossarsi.
Non sperino gli inconsistenti politici nostrani di rinchiuderli in schemi del secolo passato.
Forse qualcuno di loro ha saputo di noi con il film Diaz di Daniele Vicari, ma ciò che rimane addosso, oltre ai comuni segni dei Tonfa, è vedere il coraggio, la freschezza e la leggerezza, riconoscere con un pò d'amarezza che le ultime due ci appartengono forse più poco, scoprire una bellezza dai particolari diversi dai nostri, ed infine riconoscerli come proprio specchio per scoprirsi una piccola ruga.
http://www.infoaut.org/index.php/blog/saperi/item/4697-profumo-avere-20-anni-non-vuol-dire-pagare-la-vostra-crisi
http://www.infoaut.org/index.php/blog/comunicati/item/4704-avere-ventanni-in-italia-per-noi-significa-lottare-contestato-il-ministro-profumo-la-polizia-carica-gli-studenti
http://torino.repubblica.it/cronaca/2012/05/13/news/le_scuse_di_profumo_allo_studente_ferito-35025018/
http://notizie.virgilio.it/notizie/cronaca/2012/05_maggio/11/salone_libro_flc_cgil_torino_scontri_ieri_sono_fatto_molto_grave,34830065.html?pmk=rss























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